La storia di Pontex raccontata sul portale dedicato a Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026
Ferretti, a un certo punto avete deciso di dare un significato anche sociale ai vostri materiali: cosa ha fatto scattare la scelta di collaborare con la sartoria sociale dell’associazione Porta Aperta?
«Ho conosciuto Porta Aperta tramite un’amica che mi ha parlato dell’iniziativa “Posso fare una doccia?” per donare sollievo e una doccia a chi vive per strada. La vera svolta è stata la visita alla struttura: vedere l’impegno dei volontari a disposizione di chi è meno fortunato mi ha profondamente colpito. Da lì è nata l’idea di creare questo progetto di solidarietà ed economia circolare: doniamo i tessuti di scarto, cioè le rimanenze, alla loro sartoria sociale affinché prendano nuova vita in manufatti artigianali, come le shopper che abbiamo consegnato ai nostri clienti e agenti in fiera. Qualcosa di unico, artigianale, prezioso e irripetibile, che peraltro è quello che chiede la moda oggi».
Si parla molto di responsabilità sociale d’impresa: per voi cosa rappresenta?
«Prima di tutto un dovere etico e morale, il modo migliore per creare valore condiviso con la comunità locale e con tutto il personale. Fare impresa oggi significa guardare oltre il profitto e mettere al centro la persona».
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